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NOTA BENE: Tratto dalla tesi di Laurea Magistrale di Fabrizio Cinus dal titolo “La questione di Mandera fra Kenya e Somalia”, A.A. 2009-2010, Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Cagliari.

=> Qui la prima parte dell’articolo <=

Una lezione i kenyani l’hanno forse imparata, soprattutto il Presidente Kibaki e il Primo Ministro Odinga, i quali hanno dichiarato fermamente che eventi come quelli del dopo elezioni 2007 non dovranno mai più verificarsi. I pensieri sono già rivolti alle elezioni del 2012, alle quali l’attuale Presidente, ormai anziano, ha dichiarato di non aver intenzione di partecipare. Con queste premesse l’avvicendamento alla Presidenza è certo, ma bisogna capire se si verificherà un avvicendamento anche per quel che riguarda la leadership tra le tribù. Ora in ogni caso il primo problema che si presenta ai politici kenyani è quello di implementare la nuova Costituzione, soprattutto nel segno della trasparenza e della lotta alla corruzione, e il Parlamento kenyano sembra entrato in un vortice che parrebbe inarrestabile, dove i politici che si sono macchiati di colpe e reati vengono messi sotto pressione e costretti a dimettersi, come il già citato William Ruto, o come Moses Wetang’ula, Ministro degli Esteri, coinvolto in uno scandalo per aver dichiarato di aver acquistato un lotto in Giappone per la costruzione dell’ambasciata kenyana mentre in realtà quel lotto risulta donato gratuitamente dal Giappone [24].

La corruzione sembra essere una pratica dalla quale il Kenya non riesce proprio a liberarsi. Piaga già presente abbondantemente durante il periodo Moi, quando la popolazione, per ottenere che anche le più semplici pratiche burocratiche o i servizi venissero espletate dai funzionari, era costretta ad organizzare harambee [25] all’interno dei villaggi e nelle chiese per dover pagare tangenti a tutti i funzionari che mettevano mano alle loro pratiche. Un tentativo di mettere fine alla corruzione si ebbe nel 2004, quando, durante il periodo Kibaki, ci fu un incidente diplomatico con l’ambasciatore svedese e con l’ambasciatore inglese Sir Edward Clay, i quali minacciarono di arrestare l’invio dei fondi al paese se il governo non avesse tentato di porre un argine alla corruzione. [26]

Eppure, nonostante i richiami dall’estero, di quelli da parte del governo e i numerosi avvisi in tutti gli uffici (This office is a corruption free zone) che ricordano alla popolazione che corrompere e lasciarsi corrompere è una mal-pratica che danneggia il Kenya, il problema non sembra essersi arrestato [27]. Del resto bisogna riconoscere che la corruzione non riguarda solo il Kenya ma anche gli altri paesi africani, e soprattutto non riguarda solo l’Africa, ma è presente in tutti i paesi, sia che questi appartengano al “Sud” che al “Nord” del mondo. A questo proposito si può esaminare l’Indice di percezione della corruzione (Cpi) elaborato da Transparency International. Come riporta Carbone, “Il Cpi è un indice che misura annualmente la percezione della corruzione in un dato paese presso operatori e analisti del rischio, e varia tra un valore massimo di 10 (non si percepisce presenza di corruzione) e un minimo di 0 (percezione di una corruzione onnipresente.)”. [28] Dai dati del 2010 si rileva che il Kenya, su un totale di 178 paesi, si attesta al 154° posto, con un Cpi di 2,1 e quindi con una percezione della corruzione abbastanza alta. Dal 2001 al 2010 la misura del Cpi si è aggirata sempre su questi livelli, perciò si può ritenere che siano stati fatti pochi passi in avanti nella lotta alla corruzione. L’ultima posizione nei dati del 2010 [29] è proprio della Somalia con un Cpi di 1,1. Dato non sorprendente, vista la situazione in quel paese, che tra quelli in cui viene calcolato questo indice è sempre in ultima posizione. [30]

Il 27 agosto 2010, alle ore 10:27 del mattino, dal palco dell’Uhuru Park, (il Parco della Libertà), situato nel centro di Nairobi, il Presidente della Jamhuri ya Kenya (Repubblica del Kenya) Mwai Kibaki ha inaugurato la Seconda Repubblica e relegato così alla storia la Prima Repubblica del Kenya, che aveva operato per 47 anni. L’evento si è svolto davanti a vari capi di Stato africani, tra i quali Yowery Museveni, presidente dell’Uganda, Jakaya Kikwete, presidente della Tanzania, Paul Kagame, presidente del Rwanda, Ahmed Abdallah Sambi, presidente delle Comore e Omar al-Bashir, presidente del Sudan [31]; davanti ai rappresentanti religiosi islamico e cristiano, e davanti a migliaia di persone esultanti. [32] Questo evento è stato possibile a seguito di un referendum popolare che ha visto trionfare i “sì”, favorevoli al cambiamento della Costituzione, con il 67% dei consensi. Il referendum, che riguardava una proposta di Costituzione approvata dal Parlamento il primo di aprile dello stesso anno, è stato effettuato il 4 di agosto, appena tre settimane prima della seguente promulgazione, e secondo i risultati i “no” hanno trionfato in una sola provincia delle otto in cui è suddiviso il Kenya. [33] Una nuova Costituzione che chiaramente non ha mancato di suscitare polemiche proprio a causa delle modifiche proposte, come ad esempio le proteste della Chiesa cristiana che riguardano due questioni: da una parte la decisione di spostare il momento dell’inizio della vita dal concepimento a quello della nascita, cosa che di fatto legalizzerebbe l’aborto, che secondo la nuova Costituzione è ora permesso in caso di pericolo di vita per la madre per motivi legati alla gravidanza, o se ciò “è permesso da ogni altra legge scritta[34]; dall’altra la protesta verte invece sulla questione del riconoscimento delle corti civili islamiche [35]. Eppure ci sono modifiche importanti, alcune assolutamente innovative per il paese, come quelle di equiparare la lingua Swahili all’Inglese e “promuoverla” così a lingua ufficiale, di modo che anche negli uffici si possa parlare il Kiswahili [36]; come pure il non permettere la vendita di terre agli stranieri, che ora possono solo affittarle per un periodo di 99 anni, (divieto che è stato già aggirato attraverso l’utilizzo di prestanome); mentre per i cittadini una grande novità è la possibilità anche per le donne di essere proprietarie della terra; c’è stata infine l’introduzione della doppia cittadinanza. Alcune modifiche sono state dettate dagli scontri avvenuti durante il periodo che ha seguito le ultime elezioni politiche, quelle del dicembre 2007: a livello istituzionale le novità riguardano la decisione di istituire il Senato e quella di dare poteri ad un Primo Ministro, ma di ritrasformare il paese in una Repubblica Presidenziale a partire dal 2016, quindi di tornare nuovamente all’eliminazione della carica di Primo Ministro, carica che appunto era stata introdotta dopo le già citate elezioni. Una modifica particolare, non priva di significato, è stata la decisione di togliere dalle banconote e dalle monete locali, lo scellino kenyano, il volto dell’ex presidente della Repubblica Daniel T. arap Moi, peraltro presente anch’egli alla promulgazione della Costituzione. Il Presidente Kibaki non ha mai posto il suo volto sulla valuta locale, a parte la rara moneta da 40 scellini coniata nel 2003 per festeggiare i 40 anni di indipendenza, e così ora l’unico presidente raffigurato nelle banconote e nelle monete è il primo presidente, Jomo Kenyatta. È stato inoltre annullato dal calendario il Moi Day, una festa nazionale che si teneva il venti di ottobre, sostituita quest’anno per la prima volta con il Mashujaa Day, cioè la “giornata degli eroi” [37]. La motivazione di queste due ultime decisioni risiede nel fatto che il periodo Moi viene riconosciuto come un periodo di dittatura.

I 47 anni della Prima Repubblica avevano visto succedersi alla presidenza solamente tre presidenti, Jomo Kenyatta, Daniel arap Moi e l’attuale presidente Mwai Kibaki. Il Kenya rientrava nella tipologia dei paesi con un sistema autoritario, con la presenza di un regime a partito unico, nello specifico il Kenya African National Union (KANU) [38], e plebiscitario, dove cioè la popolazione doveva solo limitarsi a ratificare quella che era la scelta dei candidati effettuata dal partito. [39]


[24] Sunday Nation (Kenya), 24 ottobre 2010.

[25] Termine Swahili che significa adunata, un incitamento ad agire insieme, utilizzato anche nelle occasioni di raccolta del denaro.

[26] Da un’intervista rilasciata all’autore da Francis Kirira, District Development Officer (DDO) of Laikipia, (Assessore Distrettuale allo Sviluppo nella città di Nanyuki), agosto 2007.

[27] Durante il lavoro di ricerca l’autore ha potuto assistere personalmente a episodi di corruzione che coinvolgevano agenti di polizia, in un modo che mostrava come quella situazione fosse già programmata e si ripetesse continuamente. Eppure il corpo di polizia ha recentemente avuto un aumento di stipendio di ben il 20%. [NdA]

[28] G. CARBONE, op. cit., p. 84.

[29] Una curiosità: anche l’Italia non gode di buona salute rispetto alla corruzione, in quanto, se nel 2003 il Cpi era 5,3, con una percezione quindi a metà strada tra i livelli massimo e minimo, nel corso degli anni è via via peggiorata, sino a raggiungere il livello di 3,9 per il 2010. www.transparency.org.

[30] www.transparency.org. Quelli del 2010 in: http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2010/results.

[31] La presenza del Presidente al-Bashir ha suscitato dure polemiche tra la classe politica e tra la popolazione, che cercava di capire chi avesse provveduto all’invito del Presidente sudanese, anche perché il suo nome all’inizio non rientrava tra le personalità presenti. Il motivo è che al Presidente del Sudan sono stati imputati tre capi d’accusa per genocidio, cinque per crimini contro l’umanità e due per crimini di guerra, tutti legati ai disordini che affliggono il suo paese, soprattutto nella zona del Darfur. Il Kenya, che avrebbe dovuto arrestarlo perché Stato membro della Corte Penale Internazionale, si è invece rifiutata. Saturday Nation (Kenya), 28 agosto 2010; http://www.guardian.co.uk/world/2010/aug/29/kenya-omar-al-bashir-arrest-failure; http://www.npwj.org/content/31082010-NPWJ-News-Digest-international-criminal-justice.html.

[32] Saturday Nation (Kenya), 28 agosto 2010.

[33] Daily Nation (Kenya), 5 agosto 2010.

[34] Agenzia Fides, http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=34314&lan=ita, 6 agosto 2010.

[35] Avvenire, http://www.avvenire.it/GiornaleWEB2008/Templates/Articles/Article.aspx?NRMODE=Published&NRNODEGUID=%7b6BB81740-1C83-4DA3-8F11-4EC822E0FD0D%7d&NRORIGINALURL=%2fCommenti%2fKenya_referendum_albanese_201008040725586970000%2ehtm&NRCACHEHINT=NoModifyGuest#, 4 agosto 2010.

[36] C’è però da rilevare che qualcuno, soprattutto tra gli anziani, non riesce a parlare né in lingua inglese, ma non riesce neppure a conversare in lingua swahili, essendo in grado di utilizzare solamente la lingua della propria tribù.

[37] Ogni kenyano in questo giorno può scegliere e festeggiare una persona di cui egli ha stima, anche se questi non è famoso o conosciuto. È diventata una ricorrenza strettamente personale.

[38] Il KANU, formatosi nel 1960, aveva come obiettivo quello di unire tutti gli Africani nella lotta contro gli inglesi per portare il Kenya a divenire uno Stato africano. S. N. BOGONKO, Kenya 1945-1963. A study in African National Movements, Kenya Literature Bureau, Nairobi 1990, p. 245.

[39] G. CARBONE, L’Africa, Gli stati, la politica, i conflitti, Edizioni Il Mulino, Bologna 2005, pp. 81-82.

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