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Jubilee Party e Nasa.

Questi sono i due principali antagonisti nella corsa alla presidenza della Repubblica del Kenya per il 2017.

Le elezioni si terranno a breve, l’8 agosto, e come è normale che sia in occasioni come questa, nel paese c’è grande fermento in previsione di quel giorno, sia tra i candidati che tra la popolazione, dopo una campagna elettorale iniziata il 28 maggio e che è stata chiusa il 5 di agosto. Quindi due giorni di silenzio prima del voto.

Il Jubilee Alliance Party nasce nel 2016 su quella che era la Jubilee Coalition, una coalizione nata 4 anni prima, nel 2012, e che comprendeva questi due partiti: il The National Alliance e lo United Republican Party, il primo di Uhuru Kenyatta e il secondo di William Ruto. A questi si uniranno poi altri 9 partiti per formare il Jubilee Alliance Party, che è così formato da 11 partiti:

  • Lo United Republican Party
  • Il Party of National Unity
  • Lo United Democratic Forum
  • Il Ford People
  • Il Republican Congress
  • Il Grand National Union
  • Il Tip Tip
  • Lo Unity Party of Kenya
  • Il New Ford Kenya
  • Lo Alliance Party of Kenya
  • Il The National Alliance

Ma questo è un partito, non una coalizione. La decisione di fondersi in un unico partito è stata presa in modo multilaterale.

Il Jubilee Party è il partito del Presidente in carica, Uhuru Kenyatta, mentre candidato alla vice presidenza è William Ruto, alleato di Kenyatta ormai da tanti anni. Il nome della loro campagna elettorale in giro per il paese è UhuRuto 2017. Kenyatta per correre per la rielezione ha dalla sua il poter trovare forza dai risultati ottenuti in questi 4 anni di presidenza.

Il suo manifesto ovviamente ricorda agli elettori ciò che è stato fatto per il paese durante questi ultimi 4 anni e ciò che è loro intenzione fare per i prossimi 5 anni. È un manifesto semplice, conciso, che affronta tre macro temi principali, tre pilastri su cui si basa la sua politica: trasformare le vite, trasformare la società, trasformare la nazione. All’interno di questi tre pilastri ci sono tutti gli ambiti di intervento importanti per il Jubilee Party: dalla sanità alla lotta alla corruzione [1], dall’istruzione al turismo alla sicurezza del paese, passando anche per problemi come la carenza di abitazioni decorose e cibo e acqua potabile per la popolazione.

Dal sito web del partito si può scaricare il manifesto.

La Nasa (National Super Alliance) è invece la coalizione che sostiene l’altro maggior  candidato alla presidenza: Raila Odinga.

A questa coalizione partecipano 5 partiti:

  • L’Orange Democratic Movement (ODM) di Raila Odinga,
  • Lo Wiper Democratic Movement-Kenya (WDM-K) di Kalonzo Musyoka (Candidato alla vice presidenza),
  • Lo Amani National Congress (ANC) di Musalia Mudavadi,
  • Il Forum for the Restoration of Democracy-Kenya (FORD-K) di Moses Wetangula, e
  • Il Chama Cha Mashinani (CCM) di Isaac Ruto.

Il loro sito web è molto accattivante, a differenza di quello del Jubilee Party che è molto disordinato, ma i giudizi si invertono esaminando i loro manifesti: a quello semplice, conciso e con tante foto di quello del Jubilee Party si contrappone quello della Nasa (qui il loro manifesto), che ho trovato molto meno preciso e con rarissimi dati, ma solo con accuse di fallimenti al governo in carica (come è naturale che sia), e proposte di miglioramento senza indicare come e con quali risorse portare quei miglioramenti.

Per la Nasa i pilastri su cui è necessario intervenire sono sei: la costruzione della Nazione, la costruzione dello Stato, la trasformazione del Governo, la realizzazione dei diritti economici e sociali, il creare lavoro e sradicare la povertà e infine la cooperazione regionale e internazionale.

Nel concreto gli ambiti di intervento sono gli stessi del Jubilee Party, ma quelli della Nasa pongono l’accento sulla Costituzione e sulla necessità di attuarla, lasciando quindi intendere che le mancanze e i fallimenti del governo in carica siano da attribuire al fatto di non rispettare la Costituzione vigente.

La Nasa si propone quindi come la Coalizione della Costituzione.

Sono inoltre presenti ben altri sei candidati minori alla presidenza della Repubblica del Kenya, portando quindi il numero di candidati a otto, mentre altri cinque erano stati respinti perché non possedevano i requisiti richiesti. Oltre a Kenyatta e Odinga abbiamo quindi:

  • Mohamed Abduba Dida, candidato del The Alliance for Real Change (ARK),
  • John Ekuru Longoggy Akuot, candidato del partito Thirdway Alliance Kenya (TAK),
  • Shakhalaga Khwa Jirongo, candidato dello United Democratic Party (UDP),
  • Japhet Kavinga Kaluyu, candidato indipendente,
  • Michael Wainaina Mwaura, candidato indipendente,
  • Joseph William Nthiga Nyagah, candidato indipendente. [2]

Discorso a parte meritano i dibattiti presidenziali che, trasmessi in tv, aiutano la popolazione a capire meglio i programmi politici dei candidati. Al dibattito del 24 luglio, che potete vedere qui,

 

si è presentato solo Odinga, che ha potuto così parlare per un’ora e mezza, ma ha anche dovuto rispondere a domande pungenti. Alla fine ha dichiarato che avrebbe voluto il confronto con Kenyatta. Le reazioni alla non presenza del presidente sono state varie, e in tanti hanno ritenuto il suo comportamento una mancanza di rispetto verso la popolazione, ma Uhuru Kenyatta si è difeso dichiarando che secondo lui il dibattito era una finzione e che sarebbe stato uno spettacolo, non un dibattito. Qui potete trovare due servizi sull’argomento con le sue dichiarazioni:

 

 

Lo stesso giorno, prima del confronto previsto tra Kenyatta e Odinga, c’è stato l’altro confronto tra gli altri 6 candidati minori, ma anche lì non tutti si sono presentati.

Argomento importante da menzionare è la questione sicurezza legata alla trasparenza delle elezioni: nella giornata di domenica 30 luglio è stato rinvenuto il corpo senza vita di Christopher Msando, la persona che dirigeva il dipartimento del sistema elettronico delle elezioni, parte della IEBC (Independent Electoral and Boundaries Commission), la Commissione Elettorale Indipendente. Msando era sparito qualche giorno prima e le indagini hanno rivelato che sia stato torturato e poi strangolato a morte [3]. Questo ha attirato l’attenzione delle ambasciate di Stati Uniti e Regno Unito, e ora si mette in dubbio la credibilità delle elezioni che potrebbero non essere trasparenti.

Il giorno delle elezioni è ormai alle porte, e si spera che siano prima di tutto elezioni pacifiche, ma anche oneste e trasparenti. L’augurio che possiamo fare al Kenya è che dopo lo spoglio elettorale venga dichiarata vincente la parte che saprà meglio mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale.


[1] L’indice di percezione della corruzione (Cpi) misura annualmente la percezione della corruzione in un dato paese presso operatori e analisti del rischio. Il valore varia tra 0 (corruzione onnipresente) e 100 (nessuna corruzione). Nel 2016 il Kenya ha un valore pari a 26 e si posiziona al 145° posto su 176 paesi, mentre l’Italia è al 60° posto con un valore pari 47. Transparency International, https://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016#table.

[2] Maggiori informazioni su Africanews, http://www.africanews.com/2017/08/02/meet-the-eight-candidates-for-kenya-s-2017-presidential-elections/.

[3] http://nairobinews.nation.co.ke/news/revealed-chris-msando-met-death/.

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