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Mark? No, Alpha! Anzi, no, meglio Mark.

Questo può essere lo strano riassunto dei primi anni di vita di Mark, uno dei bambini che fanno parte del progetto Renascence.

Il bambino che noi oggi conosciamo come Mark entrò a far parte del progetto due anni fa.

Il caso ci venne segnalato dal chief [1] di Likii riunito con altri rappresentanti della zona: un bambino piccolo viveva in condizioni di estrema povertà con una anziana signora che non aveva con lui nessun legame di parentela e di cui non riusciva a prendersi cura.

“Va bene, potremmo occuparcene noi, portate qui il bambino. Come si chiama?”

“Non lo sappiamo”. Ok.

“Quanti anni ha?”

“Non lo sappiamo”. Bene.

La storia di questo piccolo bambino era sicuramente degna di tutta l’attenzione che potevamo darle.

Ci portarono il bambino (ancora senza nome) e ce ne andammo con lui. Anche troppo facile.

Facemmo l’intervista di rito, almeno per capire direttamente dal bambino se lui sapesse o ricordasse qualcosa, perché nessuno era in grado di darci la benché minima notizia su di lui. Sembrava sapere che veniva chiamato Mwangi, ma nulla di più, non sapeva quale fosse l’altro suo nome, quello occidentale.

Dopo varie proposte scelse il nome Mark. Gli piaceva quello, e così fu. Era il 20 gennaio 2016. Da quel giorno iniziammo a chiamarlo Mark Mwangi. Quanti anni aveva? Non lo sapeva, ovviamente. Dopo varie consultazioni pensammo potesse avere 5 anni, e così scrivemmo. Col senno di poi era chiaro che non potesse avere più di 3 anni. Errore nostro. Acquistammo tutto ciò di cui aveva bisogno, lo portammo alla Hope and Homes e lo iscrivemmo alla scuola materna.

Cambio di vita drastico e improvviso per quel bambino, che però sorrideva sempre e non sembrava minimamente preoccupato da ciò che stava accadendo quel giorno; sembrava solo affamato. Da quel giorno sono passati due anni, Mark ha iniziato l’ultimo anno di scuola materna, gode di buona salute ed è un piccolo terremoto.

Ma il 19 gennaio 2018, quasi esattamente due anni dopo aver preso Mark con noi, veniamo avvisati che alla Hope and Homes si è presentata una signora che dice di essere la nonna. Ireen, questo il suo nome, dopo varie ricerche aveva saputo da fonti mai rivelate che suo nipote viveva in quella casa famiglia. La sua idea era quella di portare via Mark il giorno stesso, in quello stesso momento. E dice che il vero nome di Mark è Alpha Mwangi Wanjiru. Fortunatamente il preside della scuola si è opposto, spiegandole che il bambino è affidato ad una organizzazione e che quello che chiede è in ogni caso impossibile. Inoltre dovrebbe comunque passare prima presso gli uffici dell’assistente sociale. Ireen decide quindi di andare via e di cercare di incontrarci il prima possibile, non troppo contenta però del fatto che ci sia l’assistente sociale di mezzo, che lei aveva già evitato di incontrare. Infatti il chief di Likii e il suo assistente, dai quali era andata in cerca di Mark, le avevano consigliato di recarsi dall’assistente sociale, ma lei, dopo averlo trovato, aveva optato per andare direttamente a scuola e portare via il bambino.

Durante il primo incontro con noi la donna spiega che la madre di Mark, cioè sua figlia, aveva abbandonato il bambino. Ma non ha nessun documento che confermi la sua storia e la sua parentela con Mark. Al secondo incontro la donna si presenta con il documento della notifica di nascita del bambino, che non è ancora il certificato di nascita. Peccato che quel documento non abbia un numero identificativo e rechi scritti a mano solo il nome dell’ospedale, una data di nascita e un nome del nascituro in parte differente da quello che Ireen ci aveva comunicato in precedenza: Alpha Mururia. Credo che la vita ti possa in qualche modo allontanare dai tuoi familiari, ma che il loro nome non lo si possa dimenticare.

Secondo quanto emerso, la madre di Mark aveva abbandonato il bambino almeno due volte: dopo la prima era stata arrestata. C’era quindi stato un tentativo di affidarle il bambino, ma evidentemente non era la sua strada, perché lo abbandonò nuovamente e fuggì in Uganda, dove sembra che viva attualmente. Dal canto suo la nonna lasciò il bambino ad una signora anziana per recarsi a Nairobi insieme al marito che stava molto male. E doveva essersi dimenticata di avere un nipote se la donna a cui l’aveva affidato non poteva più prendersene cura e chiese aiuto, senza neppure sapere il nome del piccolo.

È comunque strano che nessuno sappia nulla di nulla di questo bambino in un Paese in cui le notizie si diffondono con il vento. Figuriamoci dentro Likii!

Considerati i fatti l’assistente sociale ha deciso che Mark rimarrà sotto la sua tutela legale e affidato alla nostra organizzazione. Se la persona che dice di essere la nonna vorrà, potrà andare a fargli visita alla Hope and Homes, ma il bambino non potrà mai lasciare la scuola in sua compagnia. Riguardo la madre lui invece aspetta che lei torni, ma solo per poterla far arrestare.

Mark non sa nulla di questa storia, e probabilmente non ha neppure bisogno di conoscerla.


[1] Una sorta di capo quartiere.

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