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NOTA BENE: Tratto dalla tesi di Laurea Magistrale di Fabrizio Cinus dal titolo “La questione di Mandera fra Kenya e Somalia”, A.A. 2009-2010, Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Cagliari.

  • Il periodo Moi (1978-2002)

Nel 1978 il primo presidente del Kenya moriva e gli succedeva il suo vicepresidente, Daniel Toroitich arap Moi, appartenente alla tribù Kalenjin, della provincia della Rift Valley, che avrebbe inaugurato un periodo di dittatura che portò terrore tra i kenyani, ma che con il tempo diede l’impulso allo sviluppo di un’opposizione armata al regime.

Daniel arap Moi

Daniel arap Moi

Il movimento prese il nome Saba Saba, termine che in lingua Swahili significa “Sette Sette” e che si riferisce al giorno e al mese, quando cioè si potevano scatenare gli attacchi [9]. Nel 1999, proprio il giorno del sette di luglio, per le strade di Nairobi si notava la frenesia e si percepiva la paura delle persone che non sapevano se e quando qualcosa sarebbe successo e cercavano di non stare fermi in un solo posto troppo a lungo.

Inoltre, nel 1982 ci fu un tentativo piuttosto maldestro di colpo di stato, durante il quale l’aviazione prese il controllo della radio, delle Poste e dell’aeroporto. La popolazione, invece di sostenere il colpo di stato iniziò a saccheggiare i negozi, e solo l’intervento della polizia riportò la situazione alla normalità. [10] Ma questo coup diede la possibilità al governo Moi di intensificare e giustificare la repressione già in atto: vennero introdotti sistemi di giustizia “breve”, ondate di arresti e di condanne a morte tra i militari dell’aviazione e gli studenti, detenzioni senza processo. [11]

Il colpo di stato, secondo quanto appreso da una testimonianza anonima, era guidato da Raila Odinga, il figlio di Oginga e, prosegue il testimone, sembra che da quel momento in poi Moi dovette sottostare ai voleri dell’allora Capo della polizia Mohammed Hussein Ali, facendo quindi diventare il Kenya una sorta di regime militare camuffato.

Il tentativo fallito di colpo di stato potrebbe forse essere la conseguenza della decisione di Moi di fare del KANU un partito unico de jure proprio dal 1982. Le elezioni degli anni Novanta videro ancora il successo del KANU e di Moi, facilitati anche da un’opposizione non coesa, ma l’arena politica dopo le elezioni del 1997 divenne cruciale per persone e gruppi e tribù che volevano riscattarsi e cercare di sfruttare al massimo la loro posizione in caso di vittoria alle elezioni successive, in quanto il Presidente era stato costretto ad accettare un emendamento costituzionale secondo il quale non avrebbe potuto candidarsi alle elezioni del 2002. [12] Il cambiamento di presidenza, dopo più di vent’anni di regime era ormai certo, bisognava solo cercare di riscuotere più credito e avere più sostenitori dei propri avversari.


[9] Ad esempio poteva essere il 4 di aprile, il 6 di giugno, il 7 di luglio, eccetera.

[10] V. KHAPOYA, “Moi and beyond: Towards Peaceful Succession in Kenya?”, in Third World Quarterly, Vol. 10, No. 1, Succession in the South (Jan., 1988), published by Taylor & Francis, Ltd., p. 57.

[11] “Repression Intensifies in Kenya: The Need for Solidarity”, in Review of African Political Economy, No. 25, (Sep. – Dec. 1982), published by Taylor & Francis, Ltd., p. 113.

[12] A. M. GENTILI, op. cit., p. 372.

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