Il progetto Renascence – la Rinascita

John e Fabri
                       John e Fabrizio

Difficilmente un progetto di cooperazione allo sviluppo nasce e si evolve in modo casuale e fortuito. Dietro c’è un lungo lavoro, frutto di esperienze, interessi, passioni…

Ed è così anche per il progetto Renascence.

Sono passati ormai vari mesi da quando una sera, chiacchierando con John Muriithi su quali fossero le criticità di Nanyuki, una città del Kenya, concordammo che una di queste, e quella che ci sembrava più urgente da risolvere, fosse il “problema” dei ragazzi di strada.

Ma questo percorso ha inizio nel 2004, anno in cui parto alla volta del Kenya per trascorrere a Nanyuki i successivi 14 mesi. Lavoro sotto la bandiera delle Diocesi di Cagliari e di Nyeri e il progetto è denominato “Collaborazione sociale (sanitaria, sportiva) a favore di bambini e giovani di Nanyuki”, dove il mio ruolo è quello di educatore sociale. In pratica collaboravo all’individuazione e al recupero di bambini in difficoltà con la “Tumaini Children’s Home” e alla preparazione di attività informative sull’AIDS; ero il Coach di una squadra di calcio femminile nella scuola secondaria “Inoro” di Nanyuki; infine ero il Patron del Nanyuki Karate Club nel Social Hall (Salone Sociale) di Nanyuki, e facevo l’Istruttore di Kung-Fu nello stesso Salone Sociale.

Anche una volta completato l’anno di permanenza a Nanyuki mantengo i contatti con John, la persona che dirige il Nanyuki Karate Club, sino a quando nel 2011 decidiamo di costituire una CBO (Community Based Organization) chiamata FOSH, una organizzazione che punta al reinserimento dei giovani che abitano a Majengo e Likii, i due slum di Nanyuki, giovani che troppo spesso non hanno un lavoro e vivono alla giornata; giovani che troppo spesso occupano il loro tempo con alcool, droga e prostituzione.

John diventa così anche il Presidente della FOSH, ed è una delle persone più adatte a ricoprire quel ruolo, perché è persona molto conosciuta e stimata in città, con sani principi e valori e persona fidata. Era proprietario dello “Skyline”, un accogliente ristorantino di Majengo che dirigeva insieme alla moglie Fridah, e che ha però dovuto chiudere a causa della crisi economica e dell’aumento dei prezzi delle materie prime necessarie per mandare avanti l’attività. I prezzi dei suoi piatti erano accessibili a tutti quanti (pensate che una volta una cena per 14 persone era costata appena 5 €), e come mi disse lui uno degli ultimi mesi di lavoro, “… non posso aumentare i prezzi, non potrebbe più venire nessuno, ma il prezzo di legna, latte e zucchero stanno aumentando molto …”. Quindi John ha visto il suo guadagno mensile diminuire continuamente, sino a quando per lui è stato più vantaggioso chiudere.

La FOSH in questi anni è riuscita ad attirare tanti ragazzi e ragazze che hanno deciso di trascorrere qualche ora al giorno all’interno del Salone Sociale, facendo sport in compagnia di loro coetanei. Qualcuno ha scelto di fare Karate e qualcuno Boxe, mentre la maggior parte dei ragazzi si dedica invece al calcio. Tutti questi gruppi sono stati supportati dalla CBO che, grazie all’aiuto e alle donazioni di tanti amici dalla Sardegna, ha potuto far arrivare a Nanyuki ben 40m2 di tatami, tanti Karate G, tantissime divise da calcio e attrezzatura varia per la Boxe e il Karate.

Ma quello che vorremmo fare con la FOSH è ancora di più: vorremmo portare giù un tavolo da ping pong, un biliardino e altra attrezzatura per poter dare un po’ di svago ai giovani di Nanyuki.

Ma non basta. La FOSH ha deciso di puntare ad uno dei problemi maggiori dei giovani e dei bambini della città: il fenomeno degli street children, i ragazzi di strada che in gran numero affollano le vie della città. Dalle stime raccolte dal Comune di Nanyuki risultano esserci circa 300 ragazzi di strada, oltre alla presenza di intere famiglie che vivono per la strada. Una cinquantina circa di questi ragazzi sono orfani e trascorrono tutto il giorno e anche tutta la notte per strada, mentre gli altri hanno alle spalle una famiglia, sebbene troppo povera, presso la quale rientrare alla sera, ma lo stare per strada durante il giorno è una condizione necessaria per la sopravvivenza di tutto il nucleo familiare, perché girovagando si cerca di recuperare quanto necessario al proprio sostentamento.

Ma cosa significa vivere per strada, soprattutto quei ragazzi che sono orfani?

Significa non avere accesso all’acqua potabile, non avere un accesso sicuro al cibo, significa mancanza di igiene, di abiti puliti ecc., ma ancora di più significa non avere l’affetto e il sostentamento di una famiglia, non avere controlli medici, non avere l’accesso all’istruzione e al lavoro. Significa essere sottoposti alle intemperie in una città situata a 2000 metri d’altezza che è spesso battuta dal vento, che se di giorno la temperatura è piacevole per quasi tutto l’anno, la notte non è lo stesso, e la differenza termica arriva anche ad essere di 15°, raggiungendo così i 10°, e vi assicuro che la notte ci può essere realmente freddo, e lo testimoniano i fuochi che vengono accesi nel parco della città o nelle cunette ai lati delle strade. Ma ancora di più significa vivere ai margini e fuori della società, perché questi ragazzi sono visti come un disturbo durante il giorno e come un pericolo durante la notte. Proprio recentemente l’imminente visita di un’alta personalità in città ha causato lo sgombero, da parte delle forze di polizia, di tutto ciò che poteva creare disagio o disturbo o vergogna durante l’evento, e i primi ad essere stati allontanati sono stati proprio i ragazzi di strada.

L’urgenza di questo progetto è innegabile, se non altro perché, come disse Albert Einstein, “Non esistono scoperte definitive, né reale progresso finché sulla Terra ci sarà un bambino infelice”. E come dargli torto? E come non pensare che questi ragazzi, dietro gli sporadici sorrisi, non siano in realtà infelici e che desiderino avere cambiare la loro vita, avere un letto su cui riposare, un piatto caldo, dell’acqua potabile ogni giorno e la possibilità di costruirsi un futuro potendo ricevere un’istruzione e poi magari un lavoro?

È a questo punto che entra in gioco l’Associazione “Youth Recovery Programme” (YOU.RE.P.), il cui fine è la qualificazione, il miglioramento professionale e la tutela dei giovani disagiati di tutto il mondo. Questa Associazione è stata fondata da persone che hanno fatto esperienza nel mondo dell’animazione giovanile e hanno forti interessi sia nel sociale che nella cooperazione allo sviluppo.

Noi, in collaborazione con la FOSH, vogliamo dare vita al progetto “Renascence – Rehabilitation of Nanyuki Street Children” per dare una seconda chance a questi ragazzi e permettergli di vivere realmente la propria vita e far fruttare i loro talenti. La parola “renascence” in italiano significa “rinascita“, ed è quello a cui puntiamo per questi ragazzi, infatti il progetto consentirebbe loro di studiare in una delle scuole di Nanyuki oppure di apprendere un mestiere, e contemporaneamente darebbe loro un posto sicuro in cui vivere. I ragazzi che verrebbero coinvolti nel progetto hanno un’età compresa tra i 6 e i 17 anni, e questa è anche la discriminante per poterli iscrivere a scuola o in un politecnico o per fargli seguire un corso professionale tenuto direttamente da un artigiano.

Sono tante le figure presso le quali potrebbero apprendere un mestiere: falegnami, muratori, saldatori, fabbri, elettricisti, meccanici. I corsi presso gli artigiani durerebbero due anni, ma dopo 6 mesi i ragazzi inizierebbero a guadagnare qualcosa e diverrebbero via via sempre più indipendenti sino ad arrivare alla conclusione del corso. Contemporaneamente i ragazzi riceverebbero un aiuto per poter prendere una camera in affitto in città, acquistare cibo, abiti e gli attrezzi da lavoro.

I ragazzi che invece verrebbero iscritti a scuola verrebbero inseriti nelle boarding schools, scuole dove cioè trascorrerebbero sia le ore strettamente scolastiche che le altre ore della giornata. Queste scuole sono infatti pensate e costruite per fornire anche un letto e del cibo agli studenti. Siamo riusciti a trovare anche una scuola che è in più una children’s home, necessaria perché il sistema scolastico kenyano prevede che le lezioni inizino il mese di gennaio e queste si interrompono per un mese ogni tre mesi di lezioni, quindi ad aprile, agosto e dicembre. In questi tre mesi non c’è scuola, e anche le boarding chiudono, per cui in quel mese saremmo tornati alla situazione di partenza con i ragazzi che non sanno dove stare, mentre questa soluzione ci permetterà di far avere ai ragazzi una sistemazione per tutto l’anno. Chiaramente anche in questo caso i ragazzi verrebbero sostenuti con di abiti, della divisa scolastica e dei libri oltre alla retta scolastica che serve per le lezioni, il letto e il cibo.

I ragazzi stanno rispondendo molto bene all’idea del progetto, sono entusiasti e aspettano con ansia buone notizie. Anche gli artigiani si sono resi disponibili a seguire i ragazzi e anche il children’s officer, non nella sua persona, ma in quanto assistente sociale della città di Nanyuki, ha dato pieno appoggio al progetto, e se il progetto dovesse partire si prenderà la responsabilità di essere il guardian dei ragazzi, cioè il loro tutore.

Anche altre realtà presenti nella zona stanno appoggiando il progetto e con queste ci sono accordi di collaborazione. Una di queste è la Diocesi di Nyeri, alla quale appartiene la città di Nanyuki: il Vescovo di Nyeri Peter Kairo ha dato la sua approvazione ed è felice di questa iniziativa; un’altra è la Mugunda Catholic Parish, di Nairutia, una importantissima realtà della Central Province, a metà strada tra le città di Nyeri e Nyahururu. Il missionario che si occupa di questa missione è don Romano Filippi, “Fidei Donum” della Diocesi di Concordia-Pordenone, in Kenya ormai da oltre 40 anni. Nella sua missione sono presenti, tra gli altri, un dispensario, uno studio dentistico sostenuto da medici italiani e il Mugunda Fighters of AIDS (MUFOA), progetto nato nel 2000 che fornisce farmaci, supporto medico e servizi ai sieropositivi. Don Romano ha dato la sua disponibilità a ricevere ed aiutare quei ragazzi che dovessero aver bisogno di aiuto. Inoltre è anche presente un politecnico, valida alternativa agli artigiani di strada per quei ragazzi che volessero apprendere un mestiere. La retta dei corsi, della durata di due anni, comprendono anche il vitto e l’alloggio.

Un’altra realtà che si è avvicinata al progetto è la “Turudi Nyumbani”, un’altra CBO presente a Nanyuki che supporterà la FOSH nella individuazione degli street children.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *